Investire tempo nell’istruzione dall’infanzia alla prima età adulta amplia le opportunità di carriera e fornisce stipendi progressivamente più alti. Inoltre, produce benefici in termini di salute mentale e longevità.

Una nuova analisi pubblicata sulla rivista Psychological Science in the Public Interest (PSPI), tuttavia, rivela che, anche se un’educazione scolastica di medio impegno previene i segni più evidenti di deficit cognitivi legati all’età, ciò non sembra diminuire il tasso di declino cognitivo legato all’invecchiamento.

Al contrario, gli individui che si sono impegnati nello studio anche dopo l’età canonica (si pensi a chi consegue una laurea a 35/40 anni o più) raggiungono, in media, un livello più alto di funzioni cognitive, per cui gli effetti iniziali dell’invecchiamento cognitivo sono meno evidenti e qualora si verifichino danni più gravi, questi si manifestano comunque più tardi di quanto non avrebbero altrimenti fatto.

La quantità totale di educazione formale che le persone ricevono è una variabile correlata ai loro livelli medi di funzionamento cognitivo durante l’età adulta“, ha detto Elliot M. Tucker-Drob, ricercatore dell’Università del Texas, Austin, e coautore del documento. “Tuttavia, il dato non è sensibilmente correlato ai loro tassi di decrementi cognitivi legati all’invecchiamento“.

Questa conclusione confuta l’ipotesi di lunga data secondo cui l’educazione formale, che inizia nell’infanzia e prosegue sino la prima età adulta, protegga in modo significativo dall’invecchiamento cognitivo.

Gli autori concludono invece che gli individui che si sono fermati con l’apprendimento non appena conseguita la prima laurea nella prima età adulta tendono a ridurre con un picco più alto le proprie funzioni cognitive. Possono quindi sperimentare un deterioramento cognitivo che conduce al di sotto di quella che gli autori definiscono “soglia funzionale“, il punto in cui il declino cognitivo diventa così evidente da interferire con le attività quotidiane.

Gli individui variano nei loro tassi di declino cognitivo legato all’invecchiamento, ma queste differenze individuali non sono sensibilmente legate al livello di istruzione“, osserva l’autore principale Martin Lövdén, dell’Istituto Karolinska e dell”Università di Göteborg.

Per il loro studio, i ricercatori hanno esaminato i dati di decine di precedenti meta-analisi e studi di coorte condotti negli ultimi due decenni. Il nuovo rapporto del PSPI valuta le conclusioni di questi studi per capire meglio come il livello di istruzione influisce sia sui livelli che sui cambiamenti delle funzioni cognitive nell’invecchiamento e nella demenza.

Anche se rimangono alcune incertezze dopo la loro analisi, un quadro più ampio di come l’educazione si relazioni con l’invecchiamento cognitivo sta emergendo abbastanza chiaramente. Hanno inoltre trovato conferme che, durante l’età adulta, la funzione cognitiva negli individui con più anni di scolarizzazione è, in media, superiore alla funzione cognitiva in quelli con meno anni di scolarizzazione.

Questa rassegna evidenzia l’importanza dell’educazione formale per lo sviluppo cognitivo nel corso dell’infanzia, dell’adolescenza e della prima età adulta. Secondo i ricercatori, l’apprendimento ha importanti implicazioni per il benessere degli individui e delle società non solo durante gli anni di lavoro, ma per tutta la vita, compresa la vecchiaia.

Gli autori concludono che il miglioramento delle condizioni che modellano lo sviluppo durante i primi decenni di vita porta con sé un grande potenziale per migliorare le capacità cognitive nella prima età adulta e per ridurre il carico ai servizi di salute pubblica legati all’invecchiamento cognitivo e alle demenze.

 


Lo studio


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