Secondo una visione piuttosto diffusa, la creatività sarebbe un prodotto dell’emisfero destro del cervello: infatti gli individui creativi e innovativi sono considerati “pensatori del cervello destro” mentre i “pensatori del cervello sinistro” sono considerati razionali, analitici e logici. Diversi neuroscienziati, scettici su questa visione semplicistica, hanno sostenuto che non ci sarebbero prove sufficienti per supportare questa idea. Secondo questi scienziati un’abilità complessa come la creatività umana deve poter attingere a vaste aree di entrambi gli emisferi. Un nuovo studio di imaging del cervello del Creativity Research Lab della Drexel University fa luce su questa controversia studiando l’attività cerebrale dei chitarristi jazz durante l’improvvisazione.

Lo studio, che è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica NeuroImage, ha dimostrato che la creatività è guidata, in effetti, principalmente dall’emisfero destro nei musicisti che sono relativamente inesperti nell’improvvisazione. Tuttavia, i musicisti che hanno molta esperienza nell’improvvisazione si affidano principalmente al loro emisfero sinistro. Ciò suggerisce che la creatività sia una “capacità del cervello destro” quando una persona affronta una situazione non familiare, ma che successivamente si baserebbe su routine ben apprese presenti nell’emisfero sinistro, quando la persona è divenuta esperta nel compito.

Prendendo in considerazione il modo in cui l’attività cerebrale cambia con l’esperienza, questa ricerca può contribuire allo sviluppo di nuovi metodi per addestrare le persone ad essere creative nel loro campo. Ad esempio, quando una persona è esperta, la sua esibizione è prodotta principalmente da processi automatici relativamente inconsci, che sono difficili da alterare coscientemente, ma facili da interrompere, come quando l’autocoscienza induce una persona a “soffocare” o vacillare.

Al contrario, le esibizioni dei novizi tendono ad essere sotto un controllo consapevole. Pertanto, sono in grado di apportare modifiche in base alle istruzioni fornite da un insegnante o un allenatore. Le registrazioni dell’attività cerebrale potrebbero rivelare il punto in cui un “novizio” è pronto a rilasciare un certo controllo cosciente per fare affidamento su routine inconsce e ben apprese. Rilasciare prematuramente il controllo cosciente può far sì che l’esecutore fissi cattive abitudini o tecniche non ottimali.

Lo studio è stato condotto da David Rosen, PhD, direttore operativo della Secret Chord Laboratories, e John Kounios, PhD, professore di psicologia e direttore del programma di dottorato in scienze cerebrali applicate e cognitive presso il Drexel College of Arts and Sciences.

Il team ha registrato gli elettroencefalogrammi (EEG) ad alta densità di 32 chitarristi jazz, alcuni dei quali con grande esperienza e altri meno esperti. Ogni musicista ha improvvisato sei partiture jazz con batteria programmata, accompagnamento di basso e piano. Le 192 improvvisazioni jazz registrate (6 brani jazz per ciascuno dei 32 partecipanti) sono state successivamente suonate individualmente da quattro esperti musicisti jazz e insegnanti in modo da poter valutare ciascuno per creatività e altre qualità.

I ricercatori hanno confrontato gli elettroencefalogrammi registrati durante le performance più virtuose con gli elettroencefalogrammi registrati durante le performance che erano state classificate come meno creative. Per le performance più apprezzate rispetto a quelle meno creative, vi era una maggiore attività nelle aree posteriori dell’emisfero sinistro del cervello; per le prestazioni con rating più bassi, vi era una maggiore attività nelle aree dell’emisfero destro, principalmente frontali.

Di per sé, questi risultati potrebbero suggerire che prestazioni altamente creative sono associate alle aree posteriori dell’emisfero sinistro e che prestazioni meno creative sono associate alle aree dell’emisfero destro. Questo schema è tuttavia fuorviante, secondo i ricercatori, perché non tiene conto dell’esperienza del musicista.

Alcuni di questi musicisti avevano grande esperienza, avendo tenuto molte esibizioni pubbliche nel corso di decenni. Altri musicisti erano molto meno esperti, avendo dato solo un numero molto limitato di spettacoli pubblici. Quando infatti i ricercatori hanno rianalizzato gli EEG per controllare statisticamente il livello di esperienza degli artisti, è emerso un modello molto diverso di risultati. Praticamente tutte le differenze di attività cerebrale tra performance altamente creative e quelle meno creative sono state trovate nell’emisfero destro, principalmente nella regione frontale.

Questa scoperta è in linea con le altre ricerche che hanno utilizzato la stimolazione elettrica per studiare come viene generata l’espressione creativa nel cervello dei musicisti.

Il nuovo studio ha rivelato le aree cerebrali che supportano l’improvvisazione musicale creativa per musicisti di grande esperienza e per le loro controparti meno esperte, e affronta la controversa questione dei ruoli degli emisferi destro e sinistro nella creatività. Inoltre, solleva un problema importante che va al cuore della definizione e della comprensione della creatività.

Se la creatività è definita in termini di qualità di un prodotto, come una canzone, un’invenzione, una poesia o un dipinto, allora l’emisfero sinistro gioca un ruolo chiave“, ha affermato Kounios. “Tuttavia, se la creatività è intesa come la capacità di una persona di affrontare situazioni nuove e sconosciute, come nel caso degli improvvisatori alle prime armi, l’emisfero destro ha un ruolo da protagonista“.

 

 

Lo studio

 


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