Le credenze morali o religiose possono indurre alcune persone a credere di essere dipendenti dalla pornografia anche quando il loro uso del porno è basso o nella media, secondo una nuova ricerca pubblicata dall’American Psychological Association.

La dipendenza dalla pornografia auto-segnalata è, per alcune persone, profondamente intrecciata con le credenze religiose e morali“, ha detto il ricercatore capo Joshua B. Grubbs, PhD, assistente professore di psicologia presso la Bowling Green State University. “Quando le persone disapprovano moralmente la pornografia ma la usano comunque, è più probabile che tendano a riferire che essa interferisce pervasivamente con la loro vita quotidiana“.

 

Dipendenza dalla pornografia: cosa si evince dalla ricerca

In due studi con oltre 3.500 partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che le convinzioni morali o religiose possono essere un fattore centrale che contribuisce a turbare chi fa uso di materiale pornografico. Tale visione può complicare una diagnosi accurata del disturbo compulsivo del comportamento sessuale (CSBD), che include la dipendenza da pornografia e comportamenti sessuali dannosi come la frequentazione di prostitute. La ricerca è stata pubblicata online sul Journal of Abnormal Psychology.

In un primo esperimento, 2.200 partecipanti che sono stati selezionati per essere rappresentativi della popolazione degli Stati Uniti, insieme a 467 studenti universitari della Bowling Green State University, sono stati intervistati sul loro uso del porno e sulle loro credenze religiose e morali.

Le persone che guardavano la pornografia, e credevano che la pornografia fosse moralmente sbagliata, avevano maggiori probabilità di riferire di essere dipendenti dal porno rispetto a coloro che non trovavano l’uso del porno come moralmente discutibile. I partecipanti che hanno riferito di essere religiosi o che hanno frequentato regolarmente servizi religiosi hanno maggiori probabilità di credere di essere dipendenti dal porno, anche se quando la quantità di fruizione del porno era lo stessa dei partecipanti meno religiosi che non credevano che ciò fosse un problema.

In un altro esperimento online, 850 adulti statunitensi sono stati intervistati sul loro uso del porno e sulle loro credenze religiose e quindi sono stati invitati a completare dei sondaggi di follow-up ogni quattro mesi, per un anno. I risultati sono stati simili a quelli ottenuti nel primo esperimento, con un numero maggiore di partecipanti religiosi che hanno riferito di una dipendenza dalla pornografia. Questi sentimenti sono stati quindi tracciati insieme nel tempo: aumenti dei sentimenti di disapprovazione morale della pornografia corrispondevano ad aumenti dei sentimenti di dipendenza dalla pornografia.

Non stiamo suggerendo che le persone debbano cambiare le loro convinzioni morali o religiose, ma che non è utile, per qualcuno che fa un uso di pornografia basso o normale, convincersi di avere una vera e propria dipendenza: ciò potrebbe complicare il lavoro diagnostico/terapeutico (con un falso positivo) e, inoltre, tale convinzione può causare sofferenza psichica“, ha detto Grubbs. “Tuttavia, quando qualcuno vuole ridurre il suo uso del porno perché gli causa angoscia, sensi di colpa o disfunzioni sociali, allora i terapeuti dovrebbero lavorare col soggetto in modo non giudicante, senza indurre vergogna“.

 

Dipendenza dalla pornografia: controversie nella nosografia attuale

Il CSBD è stato al centro di controversie, a causa di ricerche contrastanti, sul fatto che si possa trattare di una malattia mentale distinta. Il CSBD non è stato incluso nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM 5) pubblicata nel 2013.
Nel 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha invece incluso il CSBD nell’undicesima edizione della Classificazione internazionale delle malattie (ICD), un riferimento standard mondiale per le condizioni di salute e delle malattie mentali. Nella classificazione internazionale delle malattie, il CSBD è classificato come un disturbo del controllo degli impulsi, che include “un modello persistente di incapacità di controllare impulsi o impulsi sessuali intensi e ripetitivi con conseguente comportamento sessuale ripetitivo“.

Grubbs ha affermato di supportare una diagnosi di CSBD come malattia mentale distinta, ma i professionisti della salute mentale devono assicurarsi che i propri pregiudizi non portino a diagnosi imprecise. Interessante notare anche come delle ricerche precedenti sulla soggettività degli psico-diagnosti abbiano dimostrato che:

  • i terapeuti hanno meno probabilità di diagnosticare le persone LGBTQ con CSBD,
  • i terapeuti con credenze religiose hanno mostrato maggiori probabilità di vedere l’uso del porno come dipendenza e come evidenza di una sottostante malattia mentale.

 

Sempre Grubbs sostiene che alcune persone in cerca di un trattamento per il CSBD potrebbero non soddisfarne i criteri diagnostici, anche se angosciati dall’uso del porno. I medici ed i terapeuti dovranno trovare misure oggettive per diagnosticare il CSBD, non basandosi solo sui sentimenti soggettivi dei pazienti. Tra i criteri da prendere in considerazione per porre diagnosi, potrebbero essere inclusi:

  • tentativi falliti di smettere di usare il porno,
  • compromissione del lavoro o doveri familiari e delle relazioni sociali causati dall’uso del porno.

Questa diagnosi consente l’accesso alle cure per le persone che hanno realmente bisogno“, ha detto Grubbs. “Proprio come la sensibilità culturale è necessaria per qualsiasi diagnosi, il CSBD richiederà che i clinici e i terapeuti siano consapevoli e sensibili agli aspetti unici di se stessi e dei loro clienti che potrebbero influenzare il modo in cui i sintomi dovrebbero essere affrontati“.

 

 

Lo studio

 

 


Crediti immagine: Victoria Heath