I genitori dovrebbero promuovere una sana autonomia dei loro figli quando questi fanno uso dei media, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Social and Personal Relationships. Lo studio ha scoperto che quando i genitori sono attivamente coinvolti nelle conversazioni sull’uso dei media, gli adolescenti risultano meno riservati e mostrano minori segni di aggressività.

L’autrice dello studio, Laura M. Padilla-Walker, della Brigham Young University, riferisce che “come ricercatori, sappiamo già che il modo migliore per i genitori di sapere cosa facciano i loro figli adolescenti è quello che sia il figlio a fornire spontaneamente tali informazioni al genitore“, fattore determinato dalla costruzione di un corretto clima familiare.

Considerata la società odierna, che è satura dei media in cui crescono gli adolescenti, i genitori devono essere consapevoli di ciò che i figli guardano. Pertanto, abbiamo esplorato il modo in cui lo stile genitoriale sarebbe correlato alla frequenza con cui gli adolescenti divulgano o mantengono segreti sul loro uso dei media, e come questo a sua volta sarebbe associato a comportamenti prosociali e aggressivi“.

I risultati dello studio provengono da un campione rappresentativo di 945 adolescenti. I partecipanti hanno completato un breve sondaggio online, in cui hanno risposto, tra le altre cose, alle domande su:

  • comportamenti di monitoraggio/controllo dei media dei loro genitori,
  • il livello di segretezza sull’uso dei media degli adolescenti,
  • il loro comportamento nei confronti dei familiari.

I ricercatori hanno scoperto che le strategie di monitoraggio utilizzate dai genitori sono collegate al livello di segretezza sull’uso dei media degli adolescenti. I partecipanti tendevano ad essere più riservati quando i loro genitori ponevano limiti alla fruizione dei media senza fornire spiegazioni rispetto a quando i genitori monitoravano proattivamente l’uso dei media e ne discutevano apertamente con i figli.

Pensiamo che da questo studio quello che risulta evidente è che ad un maggior livello di monitoraggio genitoriale corrisponda, con maggiore probabilità, un maggiore livello di segretezza da parte dei figli. Tuttavia, maggiore sarà il livello di instaurazione di una autonomia consapevole nell’uso dei media, sia attraverso una sana e costruttiva comunicazione tra genitori e figli che ad una corretta educazione, maggiore sarà la probabilità che questi ultimi riducano il livello di segretezza circa le loro modalità di fruizione dei media“, ha spiegato Padilla-Walker.

Un genitore dovrebbe quindi comunicare apertamente con il figlio anche sui motivi per cui debbano esserci delle restrizioni nell’uso dei media; ad esempio, tenendo conto dell’età del figlio sarebbe opportuno stabilire in modo chiaro delle regole di utilizzo, in quello che potremmo definire come processo decisionale congiunto. Se il figlio si sente d’accordo con le regole e concorda con le ragioni sottese, sarà molto più probabile che successivamente sia aperto e onesto verso i genitori“.

I ricercatori hanno anche scoperto che questo tipo di genitorialità è associato a una ridotta aggressività relazionale negli adolescenti.

Le scoperte di questo studio, che potrebbero sembrare “di semplice buon senso”, in realtà ci hanno fornito delle evidenze secondo cui “l’educazione all’uso dei media, e la ridotta segretezza che ne consegue, sembrano associate a comportamenti positivi nei figli, come un comportamento supportivo ed una ridotta aggressività relazionale (sia in famiglia che tra i pari). In altre parole, le implicazioni vanno ben oltre le semplici regole di utilizzo dei media“, ha affermato Padilla-Walker.

Lo studio ha tenuto conto del genere dei minori, del reddito familiare e dei contenuti violenti fruiti nei media. Ma come tutte le ricerche, include alcune limitazioni. “Si tratta di dati trasversali, quindi sicuramente le ricerche future dovrebbero occuparsene in senso longitudinale“, ha concluso la ricercatrice Padilla-Walker.

 

Lo studio

 


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