Una nuova ricerca dimostra che fattori personali e comportamento di gruppo sono entrambi correlati all’invio di messaggi di odio sui social media. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One.


L’odio e l’aggressività online sono tra i problemi sociali attuali più critici e sfidano il benessere e la sicurezza degli individui e delle comunità, ma anche il funzionamento delle nostre società e dei processi democratici. L’aggressività online dovrebbe essere vista come una forma emergente di violenza sociale piuttosto che come un problema limitato ai social media“, ha affermato l’autore Markus Kaakinen, ricercatore presso l’Istituto di criminologia e politica legale dell’Università di Helsinki.

Un sondaggio condotto su 1200 adolescenti e giovani adulti ha scoperto che l’impulsività e i sintomi di interiorizzazione – come ansia e depressione – erano associati all’invio di messaggi sui social media con l’intento di offendere o minacciare altri utenti.

I ricercatori hanno anche scoperto che l’uso di Twitter e Instagram era associato positivamente all’odio online, mentre l’uso di YouTube e delle app di messaggistica istantanea era risultato negativamente associato all’odio online.

In un esperimento di follow-up con 160 partecipanti, i ricercatori hanno trovato ulteriori prove del fatto che l’auto-stereotipo, ovvero la tendenza a considerarsi in possesso delle caratteristiche di un gruppo specifico, era anch’esso correlato all’odio manifestato online.

Comunicare odio ed essere aggressivi nel digitale, proprio come accade nella violenza tradizionale “offline”, è associato a degli specifici fattori di rischio, sia personali che sociali.
Ad esempio, “le persone psicologicamente in difficoltà che privilegiano i contatti sociali online con individui dalle mentalità simili, hanno maggiori probabilità di minacciare o degradare gli altri sui social media. Analogamente a quanto accade nella violenza tradizionale, l’offesa e l’odio online è più probabile tra gli individui impulsivi“, ha detto Kaakinen.

Tuttavia, il comportamento ostile online è anche associato ai processi di gruppo che avvengono all’interno dei social media stessi. Abbiamo scoperto che le persone che avevano minacciato o degradato gli altri online avevano maggiori probabilità di fare affidamento su degli stereotipi all’interno del gruppo al quale facevano riferimento (l’auto-stereotipo di cui sopra). Ciò suggerisce che le persone che adottano una comunicazione online aggressiva tendono a basare il loro comportamento e le loro valutazioni sulle loro percezioni di appartenenza a certi gruppi e ai relativi stereotipi“.

Questo è stato uno studio correlazionale. Ulteriori prove sperimentali sui determinanti del comportamento aggressivo online sono necessarie per evidenziare le inferenze causali. Inoltre, le conseguenze dell’identificazione sociale e della deindividuazione online sono ampiamente studiate, ma avremmo bisogno di ulteriori ricerche sulle differenze individuali nell’identificazione sociale e nella depersonalizzazione nell’interazione online. In questo nostro studio abbiamo trovato prove che le persone differiscono nella loro propensione all’auto-stereotipo nella comunicazione online anonima“, ha spiegato Kaakinen.

La maggior parte delle attuali sfide relative ai social media come l’odio online, la polarizzazione sociale o la diffusione di notizie false (le fake news) possono essere comprese attraverso la comprensione delle identità personali e di quelle sociali. Attualmente, la ricerca su questi temi è guidata dalla scienza dell’informazione. Abbiamo bisogno di una maggiore concettualizzazione e una maggiore indagine psicologica sui processi di gruppo online basati sull’identità. Un tentativo di contribuire alla comprensione psicologica sociale è il modello di rinforzo della bolla di identità” (invitiamo a visionare il relativo riferimento linkato a fine articolo).

 


Lo studio

Riferimento al modello di rinforzo della bolla di identità


Crediti immagine: drobotdean