Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Sex Roles getta nuova luce sulla relazione tra i comportamenti legati ai selfie, all’auto-oggettivazione e ai sintomi depressivi nelle donne.

Poiché le donne ricevono spesso il messaggio di essere apprezzate principalmente per la loro attrattiva fisica, i ricercatori erano interessati a esplorare come l’auto-oggettivazione fosse correlata ai comportamenti online.

“comportamenti di manipolazione delle foto […] si sono mostrati tutti collegati a sintomi depressivi”

Collaboro con Mindy Erchull su questioni relative alla teoria dell’oggettivazione da diversi anni. Avevo anche iniziato ad interessarmi agli effetti dei social media sulle esperienze delle persone e di recente avevo tenuto un seminario professionale sull’argomento“, ha spiegato l’autrice principale dello studio, Miriam Liss, professore di Scienze Psicologiche all’Università di Mary Washington.

Mindy e io ci siamo interessati al modo in cui l’oggettivazione si riferisce alle esperienze con i social media, in particolare Instagram, piattaforma social basata sulla pubblicazione di immagini. Altri studi sull’argomento hanno ampiamente esaminato come i sentimenti di auto-oggettivazione possano essere una conseguenza dei social media. Volevamo vedere come l’auto-oggettivazione può cambiare il modo in cui ci si comporta quando si scattano e postano i propri selfie”.

Per il loro studio, i ricercatori hanno intervistato 164 studentesse di un’università pubblica di arti libere nel sud-est degli Stati Uniti. Il sondaggio ha valutato la manipolazione fotografica, il numero medio di selfie, l’attenzione all’immagine corporea, l’inganno percepito dai social media e, infine, i sintomi depressivi.

La maggior parte dei partecipanti ha riferito di aver scattato fino a 5 selfie prima di pubblicarne uno su Instagram, mentre circa il 5% ha riferito di averne acquisiti in media più di 20. I ricercatori hanno scoperto che le donne che hanno scattato un numero maggiore di selfie prima di sceglierne uno da pubblicare su Instagram tendevano ad avere livelli più elevati di attenzione all’immagine corporea e più sintomi di depressione.

Molte donne tendono a vedere il proprio corpo dalla prospettiva di un osservatore. Questo fenomeno è noto come sorveglianza del corpo, che è considerata una manifestazione di auto-oggettivazione. Abbiamo scoperto e confermato che questo fenomeno è legato al modo in cui il soggetto utilizza i social media“, ha detto Liss.

In particolare, le donne che si occupano di sorveglianza del corpo hanno maggiori probabilità di utilizzare strumenti di manipolazione fotografica su Instagram e sono più propense a scattare un gran numero di selfie prima di selezionarne uno da pubblicare. Questi comportamenti, a loro volta, sono correlati ai sintomi della depressione“.

Inoltre, anche i comportamenti di manipolazione delle foto, come l’uso di un filtro per cambiare l’aspetto generale dell’immagine, la modifica per nascondere le imperfezioni e il fare in modo che nello scatto parti specifiche del corpo potessero sembrare più grandi o più piccole, si sono mostrati tutti collegati a sintomi depressivi.

La manipolazione fotografica sembra influenzare i sintomi depressivi attraverso la sensazione che si sta presentando un sé ingannevole online“, ha detto la Liss.

Notiamo che questo può mettere le donne in un doppio legame. Mentre potrebbero voler presentare la migliore immagine possibile di se stesse sui social media, farlo può effettivamente farle sentire peggiori di quanto magari non siano. Ciò può essere in parte dovuto al fatto che possono avere la sensazione di essere disoneste riguardo al modo in cui si presentano” ha detto la ricercatrice.

Ma lo studio – come tutte le ricerche – include alcune limitazioni. “Questo è stato uno studio correlazionale, quindi non possiamo trarre conclusioni causali. Le donne depresse possono avere maggiori probabilità di impegnarsi nella manipolazione di foto o di scattarne un gran numero prima di pubblicarne e hanno anche maggiori probabilità di impegnarsi nella sorveglianza del corpo. Probabilmente esiste un circuito di feedback circolare piuttosto che una causalità unidirezionale”, ha spiegato la Liss.

Penso anche che la domanda su come ci si sente sinceri sulla propria presentazione personale online dovrebbe essere esaminata in altri contesti. Le persone possono sentirsi disoneste non solo per le foto che pubblicano, ma per come presentano la loro vita. Ci sono molte persone che presentano una versione molto curata della loro vita sui social media e non amano pubblicare post sulle loro difficoltà“.

Naturalmente, questo comportamento sociale fornisce l’impressione che nessun altro abbia problemi da affrontare, il che può contribuire a far sentire le persone che stanno lottando ancora più sole. Ma penso che potrebbe anche influenzare negativamente le persone che non pubblicano in modo autentico”, ha concluso la ricercatrice.

 

 

Lo studio

 


Crediti immagine: diller