Il trattamento con corticosteroidi è una cura standard nei casi in cui esista un rischio di parto prematuro. Tuttavia, un nuovo studio, condotto da esperti dell’Università di Helsinki, dell’Università di Oulu e del THL Finnish Institute for Health and Welfare (l’Istituto finlandese per la salute e il benessere), mostra che i bambini esposti al trattamento con corticosteroidi prenatali hanno tassi più elevati di disturbi dello sviluppo emotivo, comportamentale e psicologico rispetto ai bambini non esposti.

La differenza nei tassi di questi disturbi è più evidente nei bambini nati a termine dopo l’esposizione al trattamento con corticosteroidi prenatali, come riportato nello studio pubblicato su JAMA. Dei bambini nati a termine esposti a questo trattamento materno, all’8,9% è stato diagnosticato un disturbo dello sviluppo emotivo, comportamentale o psicologico. Tra i bambini non esposti a termine, il tasso è risultato essere del 6,3%.

Nei paesi ad alto reddito, il trattamento con corticosteroidi prenatali è considerato di routine da oltre 30 anni. Le raccomandazioni e le linee guida di assistenza clinica per il trattamento con corticosteroidi prenatali materni differiscono tra continenti e paesi. In Finlandia il trattamento è attualmente raccomandato quando il rischio di parto pre-termine è di 34 settimane gestazionali o meno. In alcuni casi, il trattamento è raccomandato anche più avanti nella gestazione.

I corticosteroidi accelerano la maturazione fetale, specialmente dei polmoni, e aumentano la capacità di resistenza del bambino allo stress derivante dalla nascita pre-termine.

Lo studio ha utilizzato i dati del Registro finlandese delle nascite e del Registro delle cure per l’assistenza sanitaria. I registri sono conservati presso il THL, che è l’autorità statistica statale per i dati sociali e sanitari in Finlandia. I ricercatori hanno seguito oltre 670.000 bambini nati tra il 2006 e il 2017. Delle madri in gravidanza, il 2,2% è stato trattato con corticosteroidi quando la nascita pre-termine era imminente.

 

Il trattamento con corticosteroidi materni è un trattamento efficace, ma i benefici e i danni a lungo termine devono ancora essere valutati

I ricercatori sottolineano che il trattamento con corticosteroidi materni è un trattamento efficace e può essere salvavita per i bambini nati molto pre-termine. Tuttavia, negli ultimi anni, c’è stato un considerevole dibattito sull’opportunità di espandere le indicazioni terapeutiche oltre le 34 settimane gestazionali. In Finlandia questo trattamento è raccomandato, ad esempio, nel caso di taglio cesareo, fino a 36 settimane gestazionali. La 36ma settimana gestazionale si riferisce a una gravidanza che dura da 36 settimane e 6 giorni.

Questo è uno studio osservativo e i risultati non dimostrano che i corticosteroidi prenatali siano la causa dei maggiori rischi riscontrati nello studio. Tuttavia, concludiamo che è importante valutare l’equilibrio tra benefici e danni a lungo termine, in particolare quando si considera se espandere le indicazioni del trattamento a successive settimane gestazionali. La prognosi dei bambini che sono nati prematuri nelle successive settimane gestazionali è molto buona nei paesi ad alto reddito“, afferma il prof. Eero Kajantie dell’Università di Oulu.

Delle madri trattate con corticosteroidi prenatali, il 45% ha dare alla luce il bambino a termine. Ciò significa che la previsione della nascita pretermine è spesso molto difficile“, aggiunge il ricercatore.

 

I risultati della ricerca non sono spiegati da geni, fumo o altri fattori

Lo studio ha preso in considerazione una serie di fattori che aumentano il rischio di parto pre-termine, tra cui disturbi della gravidanza e fumo. Lo studio ha anche confrontato coppie di fratelli della stessa madre nati a termine, di cui un fratello è stato esposto al trattamento con corticosteroidi prenatali materni e l’altro no.

Anche in questi confronti, i bambini esposti al trattamento hanno mostrato tassi più elevati di disturbi dello sviluppo emotivo, comportamentale e psicologico, suggerendo che i fattori genetici o familiari condivisi non spiegano da soli questa correlazione.

Nei bambini nati a termine, i risultati non potevano essere attribuiti a un singolo disturbo specifico. Tuttavia, nei bambini pre-termine le cui madri avevano ricevuto un trattamento con corticosteroidi, il tasso di lieve disabilità intellettiva era inferiore rispetto ai bambini pre-termine le cui madri non avevano ricevuto il trattamento. Questa scoperta è in linea con quelle che mostrano che il trattamento con corticosteroidi prenatali materni migliora la prognosi dei bambini nati pre-termine.

Anche se studi sperimentali su animali hanno dimostrato che il trattamento con corticosteroidi prenatali ha effetti dannosi sullo sviluppo neurologico della prole, studi di coorte basati sulle persone, come il nostro, non sono in grado di verificare se uno qualsiasi degli effetti dannosi sui disturbi infantili sia giustificato dal trattamento con corticosteroidi materni o se qualche altro fattore spiega queste associazioni. Abbiamo testato diversi candidati, ma nessuno di questi fattori ha spiegato in modo chiaro, da solo, le correlazioni in esame“, afferma la professoressa Katri Räikkönen dell’Università di Helsinki.

 


Lo studio


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