Nel Regno Unito c’è stato un picco nel numero di persone che hanno riportato livelli significativi di depressione e ansia immediatamente dopo il blocco totale annunciato dal primo ministro britannico, secondo quanto rilevato da uno studio.

Martedì 24 marzo, il 38 percento dei partecipanti a tale studio ha riportato livelli significativi di depressione e il 36 percento ha riferito livelli significativi di ansia. Il giorno prima dell’annuncio, le percentuali erano del 16 percento per la depressione e il 17 percento per l’ansia.

Tali percentuali sono rimaste elevate anche successivamente nel corso della settimana, ma non così elevate come immediatamente dopo l’annuncio, con poco più del 20 percento del campione che ha riportato livelli significativi di depressione e ansia ogni giorno successivo, sempre in accordo con i risultati ottenuti da questo grande studio rappresentativo sull’impatto dell’attuale pandemia sulla salute mentale delle persone.

La ricerca, condotta da accademici all’Università di Sheffield e all’Università di Ulster, ha indicato che molte persone rimangono comunque resistenti e se la cavano bene – e che quasi tutti seguono i consigli del governo per evitare di diffondere il virus.

Il team di esperti, guidato dal professor Richard Bentall presso l’Università di Sheffield, ha condotto un’indagine psicologica su 2.000 persone tra lunedì 23 marzo e venerdì 27 marzo utilizzando misurazioni standardizzate sulla salute mentale. Ai partecipanti, che erano rappresentativi della popolazione in termini di età, sesso e reddito, è stato proposto in un sondaggio online sulle loro condizioni attuali, la loro comprensione del COVID-19, cosa stanno facendo per fargli fronte e ha chiesto loro informazioni sui sintomi psicologici.

Durante la settimana, lo studio ha scoperto che, in valori clinicamente significativi:

  • il 25% delle donne e il 18% degli uomini presentavano sintomi di ansia,
  • il 23% delle donne e il 21% degli uomini mostravano segni di depressione,
  • il 15% delle donne e il 19% degli uomini mostravano stress.

Questi risultati sono più elevati rispetto a quelli di sondaggi simili precedenti alla crisi del coronavirus, come il sondaggio sulla morbilità psichiatrica degli adulti (in cui il 15,7 per cento riportava disturbi psichiatrici comuni).

Tuttavia, i soggetti di età inferiore ai 35 anni, che vivono in una città, da soli o con bambini, con redditi più bassi, con problemi anche lievi di salute e quelli i cui redditi sono stati colpiti dalla pandemia avevano tassi più alti di ansia e depressione. Coloro che sentivano di appartenere al loro quartiere, e che si fidavano dei loro vicini, hanno invece evidenziato livelli più bassi di ansia e depressione.

Lo studio ha inoltre rilevato che il 32 percento delle persone aveva già perso il reddito a causa della pandemia, ma quando gli è stato chiesto di valutare il loro livello di preoccupazione per l’impatto finanziario su una scala da 0 (non preoccupato) a 10 (estremamente preoccupato), la risposta media era di circa 6/10.

Il team ha chiesto ai partecipanti quanto avevano aumentato i loro acquisti di beni di prima necessità a causa della pandemia. Mentre circa il 30 percento aveva acquistato cibo liofilizzato, cibo in scatola e carta igienica, la maggior parte delle persone ha riferito di acquisti in eccesso molto limitati, e quasi un quarto degli intervistati (23,6 percento) non ne ha riferito affatto. Lo studio ha trovato una modesta correlazione tra ansia per COVID-19 e acquisti eccessivi.

È stato scoperto che la popolazione britannica ha mostrato una buona comprensione dei sintomi di COVID-19 e sul come evitare di diffonderlo, con oltre il 90 percento degli intervistati che ha saputo identificare correttamente sintomi come tosse e febbre e ha riconosciuto che può diffondersi attraverso tosse o starnuti.
Quasi il 95 percento dei partecipanti ha affermato di aver iniziato a lavarsi le mani più spesso, il 91 percento ha affermato di aver coperto il naso o la bocca con un fazzoletto o una manica quando tossiva e starnutiva e il 78 percento disinfettava le superfici domestiche più frequentemente.

I risultati iniziali mostrano che la maggioranza della popolazione sta compiendo ulteriori passi per proteggere la propria salute, con il 69 percento che si garantisce un sonno sufficiente e con due terzi del totale intervistato che afferma di seguire una dieta più equilibrata.
Circa il 70 percento ha affermato che vorrebbe sicuramente essere vaccinato o vorrebbe che i propri figli venissero vaccinati contro il coronavirus se questo fosse disponibile.

Tuttavia, in media le persone pensavano che il loro rischio di contrarre il virus nel mese successivo possa essere inferiore al 50%.

Alla domanda sul dove ottengano informazioni sull’epidemia e di quali fonti di informazione si fidano, le persone hanno indicato il loro medico di base e altri professionisti della salute – ma hanno detto che ottengono la maggior parte delle loro informazioni dalla televisione.

Il team esaminerà di nuovo lo stesso gruppo nei prossimi mesi per vedere come cambiano esperienze, convinzioni e sintomi di salute mentale man mano che la pandemia progredisce nel Regno Unito, e per potere meglio confrontare i loro risultati con sondaggi paralleli condotti da partner di ricerca in altri paesi.

Il professor Richard Bentall, professore di Psicologia clinica all’Università di Sheffield, ha dichiarato: “Siamo rimasti sorpresi nel vedere un picco nel numero di persone che hanno riportato livelli significativi di depressione e ansia immediatamente dopo l’annuncio del blocco. Stiamo vedendo le prove iniziali di un aumento dei sintomi psicologici nella popolazione, ma, tuttavia, il quadro generale che emerge finora è di una nazione che è ben informata su Covid-19, che intraprende azioni appropriate e resilienti“.

Le percentuali di problemi di salute mentale segnalati sono più elevate ma non drammaticamente diverse da quelle osservate in precedenti sondaggi simili, ma è più probabile che coloro che hanno già subito un colpo finanziario si sentano ansiosi o depressi.

Nei prossimi mesi saremo in grado di vedere se questi gruppi mostrano un’escalation dei sintomi e anche se alcuni adattamenti sociali legati alla pandemia – ad esempio un maggiore senso di appartenenza a quartieri o gruppi – aiutino a proteggere la salute mentale della popolazione“.

 

Lo studio

 


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