Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD, post-traumatic stress disorder) che per molto tempo è stato conosciuto in Italia come “disturbo post-traumatico da stress” a causa di una errata traduzione (tale definizione suggerirebbe che il post-trauma nasca dallo stress, e ciò risulta inesatto), in psicologia e psichiatria è l’insieme delle forti sofferenze psicologiche che conseguono ad un evento traumatico, catastrofico o violento.

Tale disturbo è denominato anche nevrosi da guerra, in quanto inizialmente riscontrato in soldati coinvolti in pesanti combattimenti o in situazioni belliche di particolare drammaticità (con definizioni e sottotipi diversi: Combat Stress Reaction, Battle Fatigue, Shell shock), o anche come conseguenza di atti di mobbing.

Questo disturbo rappresenta la possibile risposta di un soggetto ad un evento critico abnorme (terremoti, incendi, nubifragi, incidenti stradali, abusi sessuali, atti di violenza subiti o di cui si è stati testimoni, attentati terroristici, azioni belliche, etc.), e in molti casi può essere adeguatamente affrontato in sede clinica attraverso trattamenti psicoterapeutici specifici, diretti sia alla vittima sia alla sua famiglia (in funzione di supporto, quando necessario e possibile). Quando necessario, la psicoterapia psicotraumatologica può eventualmente essere coadiuvata da una specifica terapia farmacologica.

È importante ricordare che la maggior parte delle persone, anche se vive eventi potenzialmente traumatici, subisce solo delle reazioni emotive transitorie (“reazioni normali ad eventi anormali”) che, seppur intense e dolorose, raramente si trasformano in un vero e proprio PTSD strutturato. Si valuta che la prevalenza lifetime del PTSD in una popolazione normale sia del 7,8%.

Il PTSD può prodursi a partire da poche settimane dall’evento (anche se sintomatologie similari, definite di ASD/DAS – disturbo acuto da stress, possono prodursi anche dalle prime ore post-evento), e perdurare per molto tempo; in altri casi, il disturbo si manifesta ad una certa distanza di tempo dall’evento, anche dopo diversi mesi (PTSD di tipo “Delayed Onset”).

 

Classificazioni del paziente con disturbo da stress post-traumatico

I pazienti con PTSD vengono abitualmente classificati in tre categorie, in base al loro tipo di coinvolgimento nell’evento critico che ha originato il disturbo:

  1. primari, le vittime dirette che hanno subito personalmente l’evento traumatico
  2. secondari, i testimoni diretti dell’evento, o i parenti delle vittime primarie (ad esempio, nel caso di un lutto)
  3. terziari, il personale di soccorso (volontario o professionale) che si trova ad operare con le vittime primarie o secondarie.

 

Sintomi del disturbo da stress post-traumatico

I principali sintomi accusati dalla maggior parte dei pazienti, sono riassunti dalla cosiddetta “triade sintomatologica”, per come definita dalla classificazione del DSM-IV-TR: intrusioni, evitamento, hyperarousal (iperattivazione psicofisiologica).

In particolare, si possono riscontrare tra gli altri sintomi:

  • Flashback: un vissuto intrusivo dell’evento che si propone alla coscienza, “ripetendo” il ricordo dell’evento.
  • Numbing (intorpidimento): uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
  • Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all’esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
  • Incubi: che possono far rivivere l’esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
  • Hyperarousal (iperattivazione psicofisiologica): caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.

Non è inusuale che la persona colpita cerchi “sollievo” (peggiorando la situazione in un tentativo di auto-cura) attraverso abusi di:

  • alcool,
  • droga,
  • farmaci e/o psicofarmaci.

 

Fattori predisponenti al disturbo da stress post-traumatico

Una causa primaria di predisposizione sono i traumi subiti nell’infanzia, che aumentano le probabilità di sviluppare un PTSD da adulti in quanto il cervello in via di sviluppo viene colpito dal trauma in modo diverso rispetto al cervello adulto.

Come la maggior parte dei disturbi psichiatrici, il disturbo comporta l’interazione di una predisposizione genetica con un innesco ambientale/situazionale.

Statisticamente, su 100 persone esposte allo stesso evento traumatico, circa 4 uomini e 10 donne svilupperebbero il disturbo.

 


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